Un couteau dans le dos du théâtre
(Una pugnalata alla schiena del teatro)
installazione di Olivier Boréel e Perrine Mornay
Coproduzione teatro di Vanves, Festival Arthdanthé e Collectif Impatience, febbraio 2019
fino al 28 giugno 2026
Un couteau dans le dos du théâtre è un sistema espositivo in cui i testi proiettati offrono ai visitatori una lettura cadenzata di statement o “proposte” di azioni performative. La maggior parte di questi statement è circondata dagli oggetti che ne rendono possibile la realizzazione, lasciando liberi i lettori di passare all'azione.
Altri testi sono enunciati tratti da performance storiche o citazioni, che completano l'esperienza del visitatore.
57 slide:
- 40 statement
- 9 enunciati da performance storiche
- 8 citazioni
«Ciò che ci interessa di più – precisano gli artisti - è l'idea che una performance possa essere fatta o no. Si tratta di creare con il lettore/spettatore una situazione di tensione. È sciogliere a modo nostro il legame che esiste tra gli oggetti e le parole, evidenziando le tracce di un rapporto teatrale. E questo si ricollega a una delle domande della nostra ricerca attuale: fino a che punto leggere è fare?».
«La performance è spesso definita come una forma che si discosta notevolmente dalla scrittura e dalla narrazione. Si tratterebbe, in sostanza, di ciò che non si può trasferire nel linguaggio.
Può essere.
Noi abbiamo comunque voluto collegare l’agire e lo scrivere, per osservare in che modo un lettore si relaziona allo spazio che lo circonda e capire se la scrittura di una performance spinge all'azione o se la scrittura è sufficiente di per sé in quanto azione latente...
Queste parole esistono e persistono solo nella misura in cui scappano, cioè scambiando energia con ciò che le circonda, con il pensiero che le metabolizza e forse con i gesti che tentano di realizzarle.
Ci siamo chiesti fino a che punto bisogna spingersi affinché esistano.»
Olivier Boréel e Perrine Mornay
PERFORMANCE
Lumen Texte
performance per palcoscenico e videoproiettore
ideata da Olivier Boréel e Perrine Mornay
software sviluppato da Sébastien Rouiller
una produzione di Collectif Impatience
con la collaborazione per lo sviluppo e la produzione di DICRÉAM
con il sostegno di Studio-Théâtre di Vitry e di T.U. (Nantes), di DOC (Parigi), del Centre Nationale des Écritures du Spectacle de la Chartreuse e di 104 (Parigi)
«Con o senza gli attori, il teatro è una questione di presenza, di apparire e scomparire. Ci siamo chiesti: queste manifestazioni possono passare dalla coscienza degli spettatori e dall’energia del pubblico, più che dalla presenza di un attore? In fondo l’idea è sempre la stessa: in che modo stimolare nello spettatore l’immaginazione e il pensiero. In Lumen Texte la mancanza e l’assenza di persone e di eventi danno vita a un’empatia collettiva molto forte dove gli spettatori diventano veramente artefici dello spettacolo.»
Olivier Boréel e Perrine Mornay
Citazione dall’intervista sulla rivista Mouvement
Lumen Texte è una pièce teatrale senza attori né colonna sonora. È una performance per videoproiettore e palcoscenico vuoto, che vuole proporre una reale esperienza di spettacolo, in cui il testo prende la parola al suo posto e recita perfettamente alla lettera. La pièce è rivolta agli spettatori per quello che sono: un gruppo di persone consapevoli che condividono un tempo, uno spazio e una forma di concentrazione collettiva. Interrogando gli spettatori sulle possibilità di vivere un momento comune, Lumen Texte racconta delle storie, fa degli scherzi e talvolta incoraggia ad agire, senza che si riesca mai a sapere se questo cambierà il corso dello spettacolo. Il dispositivo di comunicazione con il pubblico è al centro del processo e gioca sui legami tra testo, spazio e corpi presenti. Primitivo e futuristico al tempo stesso, Lumen Texte dimostra che le cose intellettuali possono diventare sensibili, tattili, olfattive e divertenti.
Davanti al pubblico c’è un palcoscenico vuoto. I partecipanti rimangono, da soli, davanti a uno schermo bianco sul quale viene proiettato un testo. Fianco a fianco, in silenzio, gli spettatori leggono le parole che Lumen Texte rivolge loro. A poco a poco il testo si trasforma in una presenza singolare: mostra ciò che lo compone e che diventa il momento presente della rappresentazione. Chiede al suo “pubblico” se vuole vivere un momento condiviso e sembra rispondere a tutto quello che succede in sala.
La scomparsa dell’attore o l’incarnazione dell’oggetto, punto centrale di Lumen Texte, se da un lato può richiamare alla mente la scomparsa di un modello di creazione, è soprattutto occasione di sperimentare ancora una volta gli elementi costitutivi del teatro e le sue modalità operative. In questa performance, il ruolo degli spettatori e il loro rapporto con il testo proiettato sono elementi essenziali per lo svolgimento dello spettacolo.
Partendo da un’assenza, Lumen Texte mette in piedi una drammaturgia dove «l’impostazione» del ruolo di spettatore deve essere reinventata. Questo sconvolgimento spiazza il pubblico e fa eco ai cambiamenti sociali dell’attualità (intelligenza artificiale, digitalizzazione della società, transizione ecologica). Questa maliziosa pièce è diversa ogni volta.
Olivier Boréel regista, commediografo e performer, nato a Saint Denis, in Francia nel 1975. Fa parte del collettivo Collectif Impatience. Parallelamente al suo lavoro di attore (svolto con la direzione di Cecilia Bertoni, Christelle Harbonn, Guillaume Gatteau, Pierre Sarzacq, Perrine Mornay, Patrick Pelloquet, compagnia Arcalande e altri), ha fatto ricerca sulla performance. Il suo lavoro di regista esplora ambiti legati al documentario (La route court sans arrêt afin de faire se reposer les trottoirs, 2008), alla saggistica (Dire Double, 2007), all’intrattenimento (Tricheurs, 2012; Tri-potes, 2005) e al ruolo della scrittura (Tous voulaient en être, 2013). Recentemente ha creato con Perrine Mornay l'installazione Un couteau dans le dos du théâtre per il teatro di Vanves e nel 2022 Conférence de la TTension. È anche assistente alla regia per l’Encyclopédie de la Parole nello spettacolo Blablabla. Pour un bilan raisonné de la direction d’Olivier Py è un lavoro del 2021 per il festival off di Avignone. Dal 2022 è uno degli interpreti di Projet 89, con la direzione di Fanny Gayard (compagnia Sanslanommer), e collabora alla drammaturgia di Instant T per Nathalie Broizat, compagnia LoveLabo.
Perrine Mornay è nata nel 1980 in Piccardia, Francia. Dopo aver studiato Belle Arti a Parigi ed essersi dedicata alla fotografia, Perrine Mornay si è rapidamente orientata verso la performance e lo spettacolo dal vivo. La ricerca di Perrine non è solitaria, ma condivisa. Lavora con materiali diversi mettendoli a confronto: coreografie, testi, lavori di arte visiva, partiture musicali. Il principio comune a tutti i suoi lavori è la dissociazione tra le immagini e le narrazioni/finzioni che esse suggeriscono. È un modo per interrogarsi sulla realtà del teatro. Sia che concepisca rituali o protocolli che favoriscano incontri o che utilizzi la radio per catturare la realtà delle situazioni che ha provocato, si sforza di creare connessioni tra pubblico e privato. Le sue prime opere teatrali (Bascule, 2005; De l’autre côté du flot, 2006) si svolgono volutamente in luoghi dall'architettura imponente (Le Lieu Unique a Nantes, Mains d’Oeuvres a Saint-Ouen, La Générale a Parigi). Per il teatro, sviluppa uno stile in cui la rappresentazione incontra l'installazione e la performance. I suoi spettacoli si basano su opere letterarie da lei adattate (Diario di W. Gombrowicz, Coppie, passanti di Botho Strauss, Brevi interviste con uomini schifosi di David Foster Wallace). In Western (2012), torna all'idea della fotografia e scrive una “partitura visiva” interpretata da tre attori che si muovono nella penombra. Realizza anche spettacoli all'aperto con About Frames (2012, Dello Scompiglio, Vorno, Italia) e Il ne se passe rien (2015, Théâtre de Vanves). Le Grand Jeu (2019), scritto in collaborazione con Sébastien Rouiller per i festival Écoute/Voir e Artdanthé, è un'installazione immersiva e partecipativa. Lumen Texte (2019), una performance integrata da un processo di ricerca, elaborata con Olivier Boréel, esplora l'assenza dell'attore. Dal suo incontro con Mélanie, allenatrice amatoriale di twirling, nasce Bâton et Mélanie&Perrine - Out Play (2020, per la Filature de Mulhouse). Nel 2009, insieme a Olivier Boréel, ha fondato il collettivo Collectif Impatience, a Parigi.
Sébastien Rouiller è nato nel 1972 a Montsoreau. Artista poliedrico e autodidatta, si interessa al concetto di creazione, progettazione, adattamento tematico e produzione sonora: spettacoli dal vivo, installazioni, performance, sound design e composizione. Dal 1998 al 2007 dirige ensemble di jazz e improvvisazione, scrive e produce musica in vari contesti: teatro, circo, danza, arti di strada, colonne sonore, ecc. Dal 2009 studia all'IRCAM elaborazione del suono, interazione in tempo reale, composizione digitale e programmazione software. Nel 2010 si dedica alla creazione di audio e a programmi radiofonici, oltre che a laboratori creativi nelle scuole e nelle carceri. Prosegue la sua formazione tecnica in video, registrazione gestuale e robotica e mantiene i suoi impegni negli spettacoli dal vivo come compositore, interprete e co-realizzatore di progetti. Dal 2016 la sua attività si divide tra composizione per gli spettacoli teatrali, l'interpretazione musicale e lo sviluppo di software.
Biglietti
intero: euro 18,00
ridotto: euro 15,00
nel biglietto degli spettacoli è incluso l’ingresso a mostre/installazioni e alle opere permanenti
Contatti e prenotazioni
Biglietteria SPE - Spazio Performatico ed Espositivo
tel. +39 0583 971125
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Associazione Culturale Dello Scompiglio
Via di Vorno, 67 – Vorno, Capannori (LU)
tel. +39 0583 971475
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