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Terra e foresta

Bosco

Nella Tenuta coesistono due realtà alquanto contrastanti. Una è il parco secolare architettonicamente strutturato ad arte con fontane, ninfei ed una grande varietà di alberi di dimensioni maestose. Grazie alla diversificazione, molti animali rari vi trovano alloggio. L'altra è un bosco di pini infestanti che hanno pressoché reso impossibile la crescita di altre specie arboree. All'ombra dei pini altissimi si possono trovare tassi, sorbi, castagni, roverelle, agrifogli, frassini, ginestre, ginepri, ciliegi che non trovando molto spazio né un adeguato accesso alla luce, crescono in forme disordinate. Di conseguenza, anche la fauna è monotona.
Tutti i pini soffrono a causa della processionaria e della cocciniglia, insetti che stanno compromettendo la vitalità della pineta. Per queste ragioni è stato avviato un progetto per rigenerare il bosco ed incrementare la diversificazione delle specie vegetali. L'uso del bosco è pianificato accuratamente per non incidere negativamente sulla sua struttura e sulla sua evoluzione. Gli alberi non sono concepiti come risorsa da sfruttare: è il sistema bosco che, in quanto bene naturale, va gestito consapevolmente. Per aiutare questo sistema a rafforzarsi con benefici sull'intero complesso circostante, verranno allontanate le piante malate e deperite, quelle cresciute troppo fitte e quelle ormai giunte a fine ciclo vegetativo, favorendo così lo sviluppo e la protezione delle altre specie. L'applicazione di misure di salvaguardia e protezione dei boschi con la creazione di fasce tagliafuoco ed altri sistemi difensivi concorre a migliorare la qualità del bosco.

La flora e la fauna di tutte le diverse aree della Tenuta sono oggetto di monitoraggio per censire le specie presenti, seguirne l'evoluzione in accordo con i lavori in corso ed accrescere così la biodiversità. Per favorirne la tutela e la salvaguardia, si sta studiando la miglior forma di protezione del territorio.

L'impegno per il rispetto dell'ambiente e l'obiettivo di raggiungere un equilibrio naturale ed energetico nel sistema complessivo sono concretizzati, tra l'altro, anche attraverso il cippato di legna che si ricava dalle operazioni di pulizia del bosco e che va ad alimentare la centrale termica collegata al sistema di teleriscaldamento degli edifici della Tenuta.

Paolo Alleva
Cecilia Bertoni


Tree climber Dello Scompiglio

Sto appeso alle corde da quando avevo 19 anni ed ho iniziato con la speleologia, un'attività del tempo libero. Ho preso una laurea in scienze forestali e, mettendo insieme le due cose, con in più qualche altro corso e l'esperienza lavorativa, eccomi a 42 anni ad averne fatto un vero e proprio lavoro.
La tecnica operativa in tree climbing viene eseguita da operatori che con il solo ausilio di corde, carrucole, frizioni di calata etc, eseguono tutte le operazioni di potatura, manutenzione ed eventualmente abbattimento controllato senza l'ausilio di piattaforme aeree sollevate da mezzi meccanici. Il vantaggio della tecnica consiste nell'evitare il costipamento del suolo recato dagli autocarri, dannoso ai prati e agli apparati radicali degli alberi. Permette inoltre una manutenzione più accurata all'interno delle chiome oltre a renderla possibile anche in cortili o spazi angusti preclusi ai mezzi meccanici. Oltre ad essere meno invasivo nei confronti dell'ambiente, il tree climbing permette anche una relazione più ravvicinata con l'albero e un monitoraggio più approfondito.

Lavoro nella zona di Vorno da molti anni, ma sono arrivato allo Scompiglio la prima volta quasi per caso. All'inizio il mio lavoro si limitava all'area del Parco con le sue piante enormi e secolari, soggette a vincolo paesaggistico. La responsabilità mi incuteva un timore motivato da una esperienza che non è certo quella maturata adesso.
L'opera di "restauro" del Parco mi ha abituato ad un sistema di lavoro: operare con attenzione "chirurgica" a sé e alle piante, prevedendo nell'esecuzione incerta di un'operazione, sempre la situazione più sfavorevole e mantenendo così un buon margine di sicurezza. Nel parco le piante sono a vocazione estetica, quindi in questo ambito il criterio è lavorare con una attenzione estrema a non causare danni e a non lasciarsi ingannare dalle altezze notevoli, alle quali in genere si opera su piante di queste dimensioni. Altra operazione è stata la messa in sicurezza di piante monumentali, che da decenni non avevano più subito alcun intervento; diradare ed alleggerire quindi, ma la potatura migliore è quella che nota solo un occhio attento e non certo quella che purtroppo, ci tocca di vedere lungo certi viali cittadini!
Esaurito il lavoro nel Parco, l'attività si è spostata sulla Collina dell'Uccelliera, dove torno ad operare frequentemente, man mano che nuove zone vengono liberate dai rovi. In questo caso le piante su cui opero non sono esemplari magnifici e notevoli come nel Parco; tuttavia si presentano di volta in volta piante particolari per specie, forma o posizione. Piante spesso nate e cresciute sotto i rovi o sotto i pini, che sono però riuscite a sopravvivere e che per questo forse sono anche più caratterizzate delle altre. Si tratta così di individuare di volta in volta la pianta o il gruppo di piante particolare in un luogo particolare e decidere quali di esse selezionare per disposizione spaziale, forma o altro e quali togliere a beneficio delle prime. In una prima fase sono state tolte tutte le piante di pinastro a favore delle specie più autoctone o migrate dal parco esistenti spesso allo stato di sottobosco.
Lavorare in questo contesto è tecnicamente più facile che nel Parco, se non altro perché i danni potenziali sono sicuramente di minore entità; tuttavia nella scelta delle piante da selezionare entra in gioco tutta una serie di considerazioni che comprendono l'estetica, la funzionalità e, soprattutto i rapporti e le interazioni future delle piante. Inoltre ho l'opportunità di fare una grande esperienza su una smisurata casistica di situazioni difficili nelle quali operare, che mi si rivela utilissima quando di volta in volta torno nel Parco per piccoli interventi. In questi casi, a differenza delle prime volte, non ho alcuna esitazione o incertezza sulle modalità tecniche di un intervento, per quanto complicato possa essere.
L'altra formazione sulla quale lavoro è il bosco, costituito da un piano superiore dominante di pini che insistono su di un sottobosco dominato ricco di ciliegi, sorbi, tassi, frassini, olmi, agrifogli, ginepri. Lo scopo degli interventi graduali o drastici a seconda dei casi, è di liberare il piano superiore per dar luce alle specie sottostanti, che in questo caso si svilupperanno costituendo un bosco di specie decidue più simile ad un bosco naturale, aumentando al tempo stesso la biodiversità. La difficoltà in questo caso sta nel togliere i pini più grandi e sovrastanti le piante che vogliamo conservare senza, ovviamente, danneggiare queste ultime.
Dopo cinque anni di lavoro qui, sento ancora di lavorare dentro un grande laboratorio quale è la Tenuta, dove ad ogni operatore che sia entusiasta della propria attività, è lasciato spazio per poter sperimentare e quindi migliorare, per ottenere un risultato comune condiviso, di gruppo.

Paolo Carrara

Tree Climbing

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Cucina Dello Scompiglio

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La Cucina, subito fuori le mura della Tenuta, è sempre aperta prima e dopo gli spettacoli allo SPE per pranzare, fare merenda, prendere l’aperitivo o cenare nei suoi spazi interni ed esterni.


Sono previste riduzioni del 10% 
sul menu alla carta per chi presenta 
il biglietto degli spettacoli.


informazioni e prenotazioni
+39 0583 971473 / +39 338 6118730
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