Dello Scompiglio

Dello Scompiglio

Compagnia Dello Scompiglio
Porta Girevole

una coproduzione:
Unsafe Company, Basilea (CH),
Compagnie Crème Renversée, Parigi,
Associazione Culturale Dello Scompiglio, Vorno (I)

performer: Cecilia Bertoni
ideazione e messa in scena: Claire Guerrier
scene: Steven Maryns
disegno luci: Pierre Montessuit
suono: Christophe Bollondi
riprese e montaggio: Kristina Årling
installazione video: Reinhard Manz, Point de vue
datore luci: Cornelius Hunziker
tecnico audio: Luca Telleschi
assistenza tecnica: Associazione Imagine
ufficio stampa: Giovanna Mazzarella
progetto grafico: Tessy Tabaku -IAD

prima rappresentazione: febbraio 2006,
Walzwerk Münchenstein, Basilea


repliche

16, 17, 18 febbraio 2007
Teatro Furio Camillo, Roma

29 luglio 2007, Estate a Radicondoli
Scuderie del Palazzo Comunale

9 luglio 2008 – Festival di Ravello
Belvedere di Villa Ruffolo

23 luglio 2008 - Cantiere Internazionale d’Arte di Montepulciano
Teatro dei Concordi, Acquaviva

3, 4 novembre 2010 - rassegna "Dinamiche Scomposte 2010" 
progetto artistico Company Blu
Teatro della Limonaia, Sesto Fiorentino (FI)


presentazione

Alla vita appartengono nascita e morte. Ma, diversamente dalla nascita, la morte porta con sé un gran numero di paure, dolori e incertezze… Che cosa mi aspetto dalla morte? Mi regalerà una conoscenza? Quali nodi segreti interiori ed esteriori la morte è capace di sciogliere in me e in chi mi sta accanto? Sono io una vittima passiva di essa, oppure sono in grado di incontrarla come più desidero? E’ la morte una sconfitta o un trionfo che incorona la vita? La religione mi dà una risposta? Posso scegliere come morire? E, soprattutto, voglio riflettere su questi temi?

Queste domande le abbiamo poste a persone che conosciamo. Ognuno ha risposto in modo diverso. Ne è scaturita una galleria di ritratti dove la morte si è trasformata senza volerlo nel vestito di una nascita. Una nascita dolorosa, ma una nascita.

Tra queste testimonianze Cecilia Bertoni, in una performance, muove il tema del suicidio; suicidio come risoluzione del dolore che non si esaurisce dentro di me; suicidio come domanda alla vita e al suo senso.

La vita arriva e se ne va attraverso la stessa porta. E’ solo una questione di prospettiva. Una porta girevole.

Porta Girevole

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sinopsi e accenni al progetto

Le persone vengono riprese e intervistate sul rapporto che hanno con la morte, sulle loro paure e sulle loro nostalgie.

Un esempio:

Alphonsine nasce in Ruanda. Lì è cresciuta, ha studiato e si è sposata. Nel 1994 scoppia la guerra e in poche settimane muoiono nei massacri centinaia di migliaia di uomini. Dopo aver pensato di aver perso tutta la famiglia, fugge in Belgio con l’unica figlia superstite, per assicurarle un futuro migliore: “Questa bambina ha già visto e vissuto così tanto per avere solo quattro anni” - dice la madre. Un anno più tardi, in Belgio, la bimba affoga in una pozza d’acqua non più alta di trenta centimetri. “Dio mi ha umiliata” - dice la madre.

Wilhelm è uno scrittore francese. Lui si sente come un outsider e uno spiritualista e ha una certa propensione per il rischio. A 15 anni con la sua moto scende da una montagna e sfida i limiti dell’abisso, accelerando sempre di più. Wilhelm è quasi cieco a causa di una malattia. Lui ci racconta di un sogno nel quale ha incontrato la sua morte. Però lui decide per la vita. Lo scorso anno ha scritto, “Nel ventre del mare“, che racconta di questo sogno.

Anna è una musicista e vive a Basilea. A lei piacerebbe morire in pace e in quel momento dividere tutto cio di cui si è impossessata e che ha ereditato dai suoi genitori. Ancora un desiderio: sedere su un tappeto volante, ben coperta e osservare con calma tutto il mondo dall’al...

Judith è un’attrice e terapeuta tedesca. Lei è cresciuta in una parrocchia, figlia di un prete protestante. Ripetutamente è caduta nel circolo vizioso del pensiero del suicidio. “Se tu non trovi nessun senso, se tu non susciti alcun interesse, se tu non vieni amata e non puoi donare amore, perche, quindi, vivere?“. Un pensiero, una questione quotidiana. Ma il passo di togliersi la vita non viene compiuto, giacché il senso di colpa per l’azione nella sua coscienza porta con sé le conseguenze di una punizione. Tu vorresti ma non puoi. Dunque nessun permesso per vivere e anche nessun permesso per morire...

Ralph è un medico legale all’ospedale cantonale di Basilea. È un autoctono e ama il suo lavoro. Stimola la sua curiosità il fatto che un uomo, che esteriormente non ha nessun segno di morte abbia smesso di respirare. Lui ama la vita, come ha detto, e nel privato non si occupa più di tanto dell’argomento; lui non crede che dopo la morte ci sia qualcosa, ma non ha voglia neanche di pensarci tanto. Ma l’idea che possa esserci alcunché gli piace.

Sian è un clown inglese. Ogni giorno fa ridere le persone, ma pensieri suicidi appartengono alla sua quotidianità. La paralisi interiore le impedisce di compiere quest’atto. Una contraddizione: alla domanda, „come vorrebbe morire“, risponde: „At aged ninety fucking on a horse!“

Anouk è di Basilea, è mamma e ostetrica. Quando una mamma partoriente dice, che vuole morire, che morirà, allora lei sa da ostetrica che il parto sta iniziando. Si arriva in modo ineluttabile al punto zero. La nascita è un immensa, potente azione di forza della vita.


"anche nella morte mi tieni

mai libera

Non ho nessuna voglia di morire
nessun suicida ne ha mai avuta

guardatemi scompaio

guardatemi

scompaio

guardatemi

guardatemi

guardate

una me che non ho mai conosciuto, il volto impresso sul rovescio della mia mente

prego, aprite il sipario

(Sarah Kane "4.48 Psicosi")


rassegna stampa

"L’apporto della performer Cecilia Bertoni è decisivo, incalzante e anche imprevedibile. Non è assolutamente una celebrazione del dolore personale, quello che questa artista ci mostra e - se fosse- è innalzato ad arte, con una grande padronanza del linguaggio del corpo. In questo spettacolo, diretto da Claire Guerrier, si aprono processi associativi in cui i sogni si rincorrono, disturbati, divertenti e,talvolta, inducono a pensare."
JOHANNA OTTER (Basler Zeitung, 17 febbraio 2006)


spazio scenico minimo
larghezza m 8 -
profondità m 10 - altezza m 6

 

 

 

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