introduzione

Nella Tenuta coesistono due realtà alquanto contrastanti. Una è il parco secolare architettonicamente strutturato ad arte con fontane, ninfei ed una grande varietà di alberi di dimensioni maestose. Grazie alla diversificazione, molti animali rari vi trovano alloggio. L’altra è un bosco invaso da pini che hanno pressoché reso impossibile la crescita di altre varietà. All’ombra dei pini altissimi si possono trovare tassi, sorbi, castagni, roverelle, agrifogli, frassini, ginestre, ginepri, ciliegi, che non trovando spazio né accesso alla luce, crescono in forme disordinate. Di conseguenza, anche la fauna è monotona. Tutti i pini soffrono a causa della processionaria e della cocciniglia, insetti che stanno compromettendo la vitalità della pineta. Per queste ragioni è stato avviato un progetto per rigenerare il bosco e incrementare la diversificazione attraverso il graduale diradamento dei pini e la cura e la protezione delle altre specie e l’impianto di nuovi alberi. Nei boschi della Tenuta la flora e la fauna sono oggetto di monitoraggio per censire le specie presenti ed accrescere la biodiversità. Per favorirne la tutela e la salvaguardia, si sta studiando la miglior forma di protezione del territorio della Tenuta.
Il legno che si ottiene dalle lavorazioni di pulizia del bosco viene utilizzato per alimentare la caldaia a cippato.
La coltura della vite e dell’ulivo, i frutteti e l’orto sono le principali attività in questo campo. Gli uliveti e le vigne sono stati coperti dai rovi per molti anni. Nell’uliveto è stato iniziato il parziale recupero attraverso potature e trattamenti biologici e biodinamici e sono state aggiunte nuove piante. Quest’anno è stato spremuto il primo olio.
Le 5 vigne saranno disposte nei diversi microclimi della Tenuta. La Vigna Madre, la prima ad essere “disincantata” dai rovi, è ancora costituita dai vitigni originali e autoctoni: Colorino, Canaiolo e Sangiovese. I vini che si otterranno dalla lavorazione delle uve - Lavandaia Madre, Lavandaia Alta, Lavandaia Bassa - saranno prodotti direttamente nelle cantine della Tenuta. Per l’orto l’intenzione è di rendere biologiche le varietà locali, esaltando la tradizione e la diversificazione. Tutti i prodotti forniranno la cucina e osteria.
Dal fattore
La mia prima impressione Dello Scompiglio era limitata al parco che circondava la villa: la decadenza di un luogo un tempo magnifico.
Iniziando a lavorare allo Scompiglio ho cominciato a scoprire, con il recupero dai rovi e dalla vegetazione invasiva, un intricato sistema di strade, muri a secco, canali d'acqua e drenaggi, che lasciavano intravedere il lavoro dei mezzadri che vi abitavano ai tempi del conte Minutoli. Riportare alla luce questi manufatti rende molto gratificante il faticoso lavoro di recupero dai rovi. E' incredibile vedere come queste strutture, strappate al tempo e alle incurie, svolgano ancora la loro funzione.
Nel momento in cui sono diventato il fattore Dello Scompiglio, ho cominciato a formare la base dell'azienda agricola, che è ovviamente rappresentata dalla forza lavoro. La conoscenza delle persone che sono entrate a far parte dell'azienda agricola, mi ha permesso di dare a ognuno di loro un ruolo distintivo, per una maggior responsabilità e soddisfazione.
Coltivare con il sistema dell'agricoltura biodinamica è per noi una grande opportunità. Inizialmente ignoravo di cosa si trattasse ed ero molto scettico, perchè sentivo parlare solo di forze cosmiche e procedure similari alla stregoneria. Poi, iniziando a praticarla, leggendo articoli e parlando con altre aziende agricole che la praticano da diversi anni, mi sono finalmente fatto un'idea personale. Ci sono cose che ancora non capisco e quindi non accetto come dogma, ma rispetto all'agricoltura convenzionale ci sono delle differenze che rendono più gradevole e umano il rapporto quotidiano che abbiamo con l'agricoltura:
- Pensare alla terra non come a una risorsa da sfruttare al massimo, ma da mantenere fertile per le generazioni future e quindi eliminare l'uso di prodotti chimici e di antiparassitari dannosi per noi e per l'ambiente;
- Osservare, e di conseguenza modificare, le pratiche colturali in base alle risposte che ci da la terra, senza forzarle in nessuna maniera;
- Ottenere prodotti sani, che hanno sapori e aromi indiscutibilmente migliori di quelli a cui ci vorrebbero abituare.
Con il passare delle stagioni aumenta l'esperienza che stiamo maturando come coltivatori, rendendoci sempre più indipendenti dai consulenti. Facendo parte di un progetto molto articolato e che si va via via delineando, abbiamo dovuto rivedere delle scelte e aggiustare il tiro molte volte, come credo avverrà anche in futuro, ma i tempi di risposta agli imprevisti e l'organizzazione delle lavorazioni migliorano velocemente. Considerando la dimensione del progetto, è stato indispensabile l'ausilio dei consulenti, per riuscire a muoversi nell'intreccio burocratico che si crea per ogni scelta o azione.
La particolarità del progetto dello Scompiglio è di poter lavorare in simbiosi con altri settori, che indubbiamente rappresenta per me un ottimo stimolo per aprire nuovi orizzonti su ambiti che difficilmente esplorerei, specialmente quello culturale. Non avrei mai immaginato un nostro coinvolgimento in progetti che apparentemente poco hanno a che vedere con il nostro lavoro. Con la Cucina Dello Scompiglio abbiamo invece un rapporto più diretto, che permette di stringere il ciclo della tenuta e renderla più autosufficiente. Per raggiungere quest'obiettivo, un grande contributo è dato dall'utilizzo di energie alternative, come l'energia solare e lo sfruttamento mirato del bosco per la termocaldaia a cippato, oppure dai progetti di case passive. Purtroppo tentare di modificare i comportamenti che inducano le persone a ridurre gli sprechi quotidiani è molto difficile, ma spero comunque che il nostro modello sia da stimolo.
Francesco Landucci
TENUTA DELLO SCOMPIGLIO
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