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2 MAGGIO 2020

Alessio Trevisani
Freies Tanz Ensemble

Interbeing

THE FLUIDITY OF DEATH. LA FLUIDITÀ DEL DIVENIRE TRA SPAZIO E TEMPO, TRA CORPO E SACRALITÀ

progetto vincitore del bando della morte e del morire

 

Alessio Trevisani

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Noi, storie contenute in venti centimetri di materia grigia situata dietro gli occhi, linee disegnate da tracce lasciate dal nostro sistema nervoso, durante il suo interagire nelle cose del mondo. Memoria e corpo sono la sorgente della nostra identità. Una ricchezza incredibile che rende ogni individuo unico e irripetibile. Ma come possiamo sentirci parte di un tutto, nonostante tutto il nostro senso di identità e tutta la nostra individualità?

Il concetto di Interbeing, in italiano traducibile con Inter-essere, ci incoraggia a pensare come fare a sentirci invece parte di un tutto, in un sistema intrecciato di connessioni dove le cose dell’universo e della natura, ma anche quelle della nostra vita non sono uniche e neppure separate e dove persino la separazione tra nascita, vita e morte viene rimossa.

Interbeing è un termine creato dal monaco buddista, Thich Nhat Hanh, per descrivere questa interconnessione e interdipendenza. Pensiamo, per comprenderlo alla metafora del fiore. Da un seme che germoglia in un vaso di terra, in presenza di calore e luce e acqua, sboccerà un fiore. Osservando con occhi parziali, tenderemo a credere che il fiore abbia un'esistenza separata, sia un sé separato. Ma guardando più profondamente, vedremo che il fiore non è un’entità separata dal compost, dalla luce del sole, dall'acqua e dall'aria. Eliminando uno solo di questi elementi non sarebbe esistito. Fiore, compost, acqua, luce e aria inter-sono. Dopo alcune settimane, il fiore appassirà tornando al compost.

Non esiste nessuna fine e nessun inizio, nessuna nascita e nessuna morte.


L’esperienza del confronto tematico collettivo su un tema quale la morte e la ricerca di un registro adatto e calzante per esprimere in movimento questa  ricerca sono un modo per riarticolare il binomio vivente/non vivente giungendo alla ricostruzione, nella vigna, di un rituale di scambio simbolico.

La vigna diventa un campo di percorso antropologico, di costellazione familiare tra presente e passato ancestrale e la performance un momento rituale per dare, rendere e scambiare l’interrelatoIl discorso sulla morte implica oggi un rapporto con quello che consideriamo umano e non umano, razionale e irrazionale. Il nostro tipo di sviluppo sociale ha nel corso dei secoli disumanizzato la morte. La morte è stata relegata a mero fatto privato, non più sociale.

« Des sociétés sauvages aux sociétés modernes, l’évolution est irréversible : peu à peu les morts cessent d’exister. Ils sont rejetés hors de la circulation symbolique du groupe…. En les proscrivant de plus en plus loin du groupe des vivants, de l’intimité domestique au cimetière, premier regroupement encore au cœur du village ou de la ville, puis premier ghetto et préfiguration de tous les ghettos futurs, rejetés de plus en plus loin du centre vers la périphérie, enfin nulle part comme dans les villes nouvelles ou les métropoles contemporaines, où rien n’est plus prévu pour les morts, ni dans l’espace physique ni dans l’espace mentale. »

Jean Baudrillard – Gallimard 1976.


La morte è vista oggi come un incidente, un guasto nella nostra vita. Il lutto è visto perlopiù come un fatto tutto privato.  

La morte non dovrebbe essere piuttosto in rapporto con il simbolico collettivo, con la nostra ombra invece di essere entità relegata ad una sfera separata dalla nostra società e specialmente dal nostro corpo?

È veramente irreversibile il fatto che tutti i processi di ritualità trasversali, erranti, simbolici, siano stati addomesticati in nome dell'inconscio e banditi dalla nostra sfera quotidiana?  Il nostro corpo è ancora in grado di incarnare ed esprimere il sacro?

Questo lavoro intende fornire una risposta a queste domande o almeno aprire ad esse una prima nuova prospettiva. 

Cercare di sollevare la morte dall’ostracismo è un modo per riesplorare la vita stessa e i suoi aspetti interrelati.

Il lavoro di Interbeing si concentra quindi su due delle molte dimensioni in cui è possibile iscrivere il tema della morte: quella ideologica e quella solenne. E questo approfondimento è  incentrato semplicemente sul binomio corpo-mente e sulla capacità del corpo di  sentire e sperimentare la dimensione del rituale. Secondo l'insegnamento del Buddha, l'universo è un essere vivente infinito in cui i cicli individuali di vita e morte si ripetono costantemente. Noi stessi sperimentiamo questi cicli ogni giorno: delle circa 60 trilioni di cellule che compongono il nostro corpo, milioni muoiono e altrettante sono rinnovate dal metabolismo. La morte è quindi un aspetto necessario del processo vitale: consente il rinnovamento e la nuova crescita.

La decisione di Alessio Trevisani e del Freies Tanz Ensemble di tematizzare la morte esaminandone la sua immanenza nella natura  è la consapevolezza a volerne superare consapevolmente la paura e farlo senza negarne quella dimensione e presenza fisico-biologica, sociale e culturale che le spetta.

Insieme di corpo e voce.

La trama coreografica del progetto ingloba la voce delle cantanti.

Punto di partenza per la danza e il canto all'interno del pezzo è il corpo o e la sua capacità di sentire e sperimentare la dimensione del rituale.

La ricerca stilistica che il Freies Tanz Ensemble porta avanti in questo lavoro parte dalla danza e dall'espressione del sacro tramite il corpo.

L'intero movimento viene ad essere generato a partire da uno stato di equilibrio: dall'essere ancorati costantemente nel proprio baricentro e nella propria consapevolezza. È in questa dimensione che il corpo può agire, e braccia e gambe diventano estensioni energetiche dando modo ai danzatori di diventare strumento per una danza che riesca a riconnettersi e trasformarsi in un rituale sacro.

Gli occhi spesso sembrano o sono chiusi per acuire le informazioni che provengono dai nervi sensoriali. È in questo processo di de-performatizzazione che il gesto si ritrova libero di seguire il respiro, inteso anche come il respiro del mondo e dello spazio naturale, effettuando una ricerca in un senso forse ancora più propriamente de-occidentale o de- coloniale.

A partire da questo punto, ogni movimento genera una vibrazione e quindi un suono che gli è peculiare. "Le frequenze della voce cambiano con le emozioni, perché il modello respiratorio cambia, come conseguenza del tipo di emozione, modulando la frequenza vocale".

La voce è quindi spazio e come il respiro anche questa è in grado di mettere in relazione terra e cielo attraverso la vibrazione del corpo.

In quanto unità di suono e parola, il canto rappresenta nelle antiche cosmogonie e nei riti arcaici la sostanza primordiale del mondo e il legame tra il divino e l'umano. Nelle culture tradizionali assicura la coesione sociale e funge da memoria mitico-storica della conoscenza su cui è fondata la comunità stessa e diventa il segno di appartenenza a un gruppo e a un luogo.

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