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SPE  e TENUTA DELLO SCOMPIGLIO   ORE 17.30

15 SETTEMBRE 2018

Il Bosco delle Passioni

UN PROGETTO DI GUIDO BARBIERI E PAMELA LUCCIARINI

 

Bartolomeo Barbarino (1568 circa-1617 circa)  Son morto, ahi lasso
Sigismondo d’India (1582 circa-1629)  Amico, hai vinto (Madrigale a voce sola, 1621)
Giacomo Carissimi (1605-1674)  È bello l’ardire
Sigismondo D’India  Vorrei baciarti, o Filli
Giacomo Carissimi  Lamento della Regina di Scozia
Barbara Strozzi (1619-1677)  L’Eraclito amoroso
Luigi Rossi (1597 circa-1653)  Un ferito cavaliero
Claudio Monteverdi (1567-1643)  Voglio di vita uscir
Claudio Monteverdi  Pianto della Madonna
Giovanni Felice Sances (1600 circa-1679)  Stabat mater
Luzzasco Luzzaschi (1545 circa-1607)  Cor mio deh non languire
François Couperin (1688-1733)  Trois Leçons de Ténèbres
Giovanni Legrenzi (1626-1690)  Dialogo delle due Marie
Claude Debussy (1862-1918)  Syrinx (1913)  per flauto solo
Toshio Hosokawa (1955- )  Vertical song (1995)  per flauto solo
Giacinto Scelsi (1905-1988)  Mantram – canto anonimo (1987) per strumento basso, versione per flauto basso di Gianni Trovalusci autorizzata dalla Fondazione Isabella Scelsi

Recitarcantando Ensemble
Pamela Lucciarini  soprano
Silvia Vajente  soprano
Cristiano Contadin  violone

Gianni Trovalusci  flauto

Guido Barbieri  voce narrante

 programma non definitivo


Nella poesia per musica del Seicento italiano l’immagine della morte è pervasiva e ricorrente. Quasi un’ossessione. Insieme a Eros, il suo inseparabile doppio, Thanatos attraversa infatti indossando ogni volta una maschera diversa, tutte le cosiddette “passioni primarie” descritte e catalogate dalla teoria degli affetti. L’epifania della morte si presenta ad esempio come allegoria del congedo, della separazione e della lontananza nei testi che muovono gli affetti della Malinconia e della Nostalgia, figli della passione primaria che Cartesio chiama Tristezza. Oppure assume le sembianze di Eros quando il “morire” rappresenta, nel linguaggio riservato della poesia di corte, il godimento sessuale. E viene dunque attratta nella sfera di altre due delle passioni fondamentali individuate da Cartesio: il Desiderio e l’Amore. Ma la Morte è capace – nell’hortus conclusus della musica seicentesca – di altri innumerevoli mascheramenti. È figlia della Meraviglia quando – declinando al presente il celebre “Mors stupebit” del Dies Irae – si associa al sentimento dello stupore, dell’incredulità, dell’incantamento di fronte al miracolo della “rinascita”. Oppure intrattiene oscuri rapporti con le arti alchemiche quando si presenta come allegoria della metamorfosi e della trasformazione: ad esempio della Gioia in Odio oppure dell’Odio in Gioia.

Thanatos appare e scompare quindi, indossando abiti sempre mutevoli, in tutte e sei le stazioni del Bosco delle Passioni: è di volta in volta compagna della Gioia e della Tristezza, dell’Odio e dell’Amore, del Desiderio e della Meraviglia. La incontreremo ad ogni passo dunque, ma non la vedremo in faccia: nella musica vocale del Seicento, l’apparizione della morte non coincide mai infatti con la rappresentazione fisica del trapasso: che del resto – grazie ad una precisa regola etica ed estetica – era bandita sia dalle tavole dei palcoscenici che dalle “selve” della poesia. L’icona del “sonno eterno” possiede quasi sempre, al contrario, una dimensione allusiva, simbolica: la morte è sempre e comunque un travestimento. Ognuno di noi, però, attraversando il Bosco delle Passioni, non potrà far altro che portarla, inevitabilmente, sulla propria spalla: “come i signori dei secoli passati – diceva Montaigne - tenevano un falcone sul braccio durante le battute di caccia”.

Guido Barbieri

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55012 Vorno, Capannori (LU)

Cucina Dello Scompiglio

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La Cucina, subito fuori le mura della Tenuta, è sempre aperta prima e dopo gli spettacoli allo SPE per pranzare, fare merenda, prendere l’aperitivo o cenare nei suoi spazi interni ed esterni.


Sono previste riduzioni del 10% 
sul menu alla carta per chi presenta 
il biglietto degli spettacoli.


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+39 0583 971473 / +39 338 6118730
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